Rumore di passi nei giardini imperiali.

E' l'ultimo libro pubblicato da Alberto Liguoro
Genere: Fantascienza

"..in un tempo indefinito e in luoghi indefiniti, in una nuova dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, alcuni uomini e donne vivono una nuova Odissea."


venerdì 4 giugno 2010

RIFLESSIONI DOPO LA MOSTRA D'ARTE PITTORICA DEDICATA A "Egon Schiele e il suo tempo"

Senza nulla togliere ad Egon Schiele, il cui tocco d'artista è stato paragonato a quello di Michelangelo, mi occuperò solo del "suo tempo" per la verità.
Ho visto anche la mostra sui due grandi Imperi, quello romano e quello cinese.
Per uno che ha scritto un romanzo intitolato "Rumore di passi nei giardini imperiali" è, come dire, quasi un atto dovuto parlare di Imperi.
E allora parliamo di Imperi.
Il mio punto di vista è strettamente personale, ma, come la vedo io il vero grande Impero come estensione e come durata... in linea generale si va oltre i 1000 anni... è l'Impero Romano; è da questo che, in via pressoché esclusiva, è nato il concetto di imperialismo, di dominio permanente cioè su altri popoli. Concetto negativo e causa degli ulteriori sciagurati eventi dell'Umanità - pur non potendosi negare i lati positivi, giustificativi di tanta longevità, nelle arti e mestieri, nella filosofia, nell'amministrazione, nel diritto, e così via.
L'Impero Cinese è più antico e probabilmente più vasto dell'Impero Romano ma, di gran lunga, meno invasivo perché consta, nella sostanza, di un'ampia interconnessione di popoli omogenei, non vi è egemonia di razza, di religione, di usi e costumi. Ciò risulta anche dalla comparazione dei vari complessi architettonici, simboli, statue commemorative e così via.
Ora lasciando stare altre analoghe situazioni, imperialismi che si sono affermati o conati di imperialismo, comunque mutuati dai due sopra indicati (soprattutto quello romano, per quanto si è detto), anche in epoca più o meno recente, ovvero, in epoca remota, conquiste territoriali tendenti a stabilire, certo, una supremazia e quindi un assoggettamento anche nel commercio, nella navigazione, nella distribuzione del lavoro ecc. ma non un allargamento dei confini del popolo invasore, per cui la situazione complessiva restava sostanzialmente immutata rispetto al precedente assetto, penso ad Alessandro Magno, alla conquista (anzi alle conquiste) di Troia, e così via, veniamo al tempo di Schiele.
Il grande Impero Austro-Ungarico, che Musil vedeva come l'impero millenario (ma la sua durata complessiva è valutabile, considerando anche il precedente Impero Asburgico e il dominio austriaco sul Lombardo-Veneto, compreso l'intervallo napoleonico, più o meno, intorno ai 200 anni), e che trova un forte riscontro negli artisti dell'epoca, in particolare Klimt e Schiele, appunto, che, al momento della sua morte, a soli 28 anni, nel 1918, quando ebbe fine l'Impero avendo l'Austria perduto la guerra, pronunziò la frase "la guerra è finita e io devo andare", è un Impero assolutamente diverso ed eccentrico rispetto ai primi due sopra esaminati.
Un Impero di piccole cose, come dice Musil e viene fuori dagli artisti e musicisti dell'epoca, nel quale erano rappresentate ben 27 etnie diverse; un impero basato sull'integrazione e la valorizzazione delle peculiarità nazionali (per quanto, anche lì, non credo mancassero le discriminazioni - homo homini lupus), sulla forte e capace burocrazia, nella quale le valorizzazioni erano solo di merito e non di razza o di lobbies (tant'è che ancora oggi sopravvive la figura del tipico funzionario imperiale), sulla cultura e la ricerca in tutti i campi, anche quello della buona amministrazione e del governo illuminato.
Un tentativo, un esperimento, secondo me, di un Mondo dove si valorizzasse la vita, ahimé abortito.
Ora io dico che dovremmo molto apprendere dagli Austriaci.
Hanno perso la Grande Guerra e questo, ha avuto, per loro, un senso definitivamente conclusivo di un consolidato valore primario nel Mondo. Vienna da allora, non ha più avuto e mai più potrà avere il posto in prima fila, tra i potenti, nel Mondo, anzi dovette subire un successivo strascico, fortunatamente di passaggio, di sottomissione e annessione alla Germania. Ebbene hanno superato tutto con grande dignità e compostezza e sono comunque tra i popoli più civili, e con altissimo indice di cultura, del Pianeta.
Noi Italiani (ricordate voi della mia generazione, come a scuola ci indottrinavano, per distrarci dalle vergogne nostre, sugli odiati oppressori austriaci, endemici nemici giurati che abbiamo dovuto sconfiggere per ottenere l'indipendenza - e poi che ne abbiamo fatto di questa indipendenza? Spero - nonostante tutto - che le cose siano cambiate oggi e ci sia più elasticità critica e ampiezza di vedute nell'insegnamento) abbiamo avuto la grande batosta nella Seconda Guerra Mondiale; abbiamo anche noi perso qualcosa, molto in dignità e in vite umane, ma, con serena valutazione, non di più, anzi, onestamente, di meno, se non per la particolarità che questa si è rivelata essere l'Ultima Grande Guerra e noi [decisamente da pirli - Mussolini non era piovuto sulla Terra da Marte, e in Italia non vi era un ineluttabile contesto alla Bokassa (ma qua e là la Storia insegna qualcosa?) - perché non avremmo dovuto mai iniziarla, non avendo la potenza e le capacità di ripresa degli altri 2 Paesi sconfitti, Germania e Giappone], Altare della Patria di qua, Campana della Vittoria di là, proprio questa abbiamo perso!
Però, c'è da dire, per contraltare, che l'abbiamo voluto noi, quindi avremmo poco da recriminare.
Ebbene ancora non ci siamo ripresi, ancora brancoliamo in mille vaghi rivoli di insipienza e vaneggiamenti.
Quando l'Italia, in un modo o in un altro ormai esistente, sarà un PAESE VERO?

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