Rumore di passi nei giardini imperiali.

E' l'ultimo libro pubblicato da Alberto Liguoro
Genere: Fantascienza

"..in un tempo indefinito e in luoghi indefiniti, in una nuova dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, alcuni uomini e donne vivono una nuova Odissea."


venerdì 30 luglio 2010

POESIA E MASS MEDIA

Ecco un esempio confermativo della collocazione dell’Italia nei Paesi a semilibertà di stampa:

Mi trovo a Ischia; partecipo ad un meeting di poesie, faccio un intervento ripreso da un’operatrice di Teleischia. Cade il discorso su una scelta di marca leghista sulle serate di poesia; a questo punto Teleischia, evidentemente in quota Polo, interrompe la registrazione, in persona della predetta operatrice che, come mi ha confermato, eseguiva delle disposizioni.
E parliamo di poesie, non di politiche fondamentali, e parliamo di Teleischia, non di una Rete Nazionale in prima serata, a rischio scandalo, e parliamo di Lega su questioni lontane, non della Casa della Libertà (o come altro si chiama in quella che è ormai la Rinascente della libertà) in Campania.
In concreto facevo cenno al Circolo Filologico Milanese al quale partecipavo una decina d’anni fa anche a serate poetiche nella sezione allora florida Milano-Napoli, successivamente soppressa per volontà di Lega.
Tutto qui, eppure disturbava! Ormai bisogna fare solo chiacchiere e basta; anche in poesia.

Mi domando e domando, chiedendo cortesemente una risposta, a tutte le persone di buon senso e di buona volontà: ma è mai possibile che in questo Paese, il messaggio che dobbiamo lasciare alle generazioni che potrebbero rivoluzionare il futuro, i bambini e gli adolescenti di oggi, è andate via dall’Italia, fuggite, imparate l’inglese, il cinese, l’indiano, quello che volete, ma andatevene se volete vivere la vostra vita nel miglior modo possibile, oppure restate qui ma rincoglionitevi, vendetevi, chiudete gli occhi, pensate solo al vostro culo?

Oddio, c’è anche un lato positivo (c’è sempre il rovescio della medaglia), se la recentissima famosa fuga di notizie afgana sui servizi segreti, avesse avuto luogo in Italia, oggi ci sarebbe, con tutta probabilità, qualche villa al mare in più, qualche morto in meno e più tranquillità e convinzione dell’utenza nel seguire i gravi problemi delle selezioni per la prossima edizione del Grande Fratello e per le Velone, piuttosto che angosciarsi l’anima con quelle che non sono altro che sciocchezzuole gonfiate dai soliti comunisti per danneggiare (oltre che direttamente anche indirettamente) il Governo.

Eppure, in quest’Italia dominata dal Vaticano, eternamente ultima nella ricerca scientifica, nelle modernità sociali e artistiche, nella valorizzazione delle donne nella società e nel lavoro, nella liberalizzazione del concetto di famiglia, e prima nel vedere le Madonne che piangono, nel perdonare stupratori, pedofili e faccendieri corruttori ed evasori, io ancora credo che si possa fare qualcosa per cambiare.

Qui mi fermo e mi rivolgo a tutti i giornalisti, di qualsiasi area, tendenza, ecc. perché credo che il FUTURO stia a cuore a tutti, perché ormai non si tratta più di “quale” futuro; ma si tratta proprio di “futuro” tout court .
Ad esempio, in vista di un convegno in autunno che, con molto sforzo come ben comprendo e molta buona volontà, sta preparando Paola Malgarini, potremmo munirci di episodi, esempi probanti, riflessioni da spedire, far circolare, accumulare per poi farne oggetto di trattazione. E’ un’idea che butto lì, e altre idee potrebbero essere proposte in vista di questo convegno, un’occasione che potrebbe essere di altissimo significato.

domenica 18 luglio 2010

E SE NON VIVESSIMO UNA SOLA VITA? DUE VITE? PIU' VITE?

A proposito della poesia sul vivere più volte FACEBOOK

Comprendo lo spirito poetico al quale mi inchino, qua però bisogna pur confrontarsi prima o poi col dircela in soldoni. Allora il dubbio da sciogliere è: parliamo di una seconda vita inconsapevole della prima, o in consapevole aggiunta?

Nel primo caso, non è detto che ciò non accada già. Sono note le teorie sulla reincarnazione, ma non ne sappiamo nulla e mai ne sapremo nulla, quindi inutile parlarne.

Nel secondo caso, non sottovalutiamo che si aprirebbero inquietanti e grotteschi scenari.
Ne prendo a caso alcuni:
Quello che muore perché ucciso da qualcuno, una volta redivivo e memore, vorrà vendicarsi dei suoi assassini; da adulto provvederà, e così via, anche con riguardo all’uccisore, dando luogo a faide davvero eterne, a confronto delle quali, le attuali, alcune plurisecolari, diventerebbero scherzetti per bambini; e chi muore barbone? Rinascerà barbone e poi ancora; alla quarta volta lo facciamo santo subito, altrimenti non finisce più ‘sta storia. E i grandi amori? Prevedo un boom delle agenzie investigative, perché si cercheranno per riprendere da dove si erano lasciati (il brutto è se non si troveranno). Gli scienziati, poi (questo potrebbe essere un effetto positivo, si dirà, ma stiamo attenti…) riprenderanno i loro studi e ricerche dal punto in cui erano, portando l’Umanità ad un livello elevatissimo di tecnologia, però daranno vita ad una classe di supersapienti ai quali, poi, in definitiva, apparterrà il mondo.
Ma a quale vita mettere lo stop? Alla 2a? E perché non alla 3a? Alla 4a? E così via? Dopo qualche tempo,in quella che potrebbe definirsi una sorta di neoconsumismo di vite, si dirà che due vite non bastano, né quattro o cinque ecc.
Una volta, quando non c’era la attuale proliferazione tecnologica, la vita sembrava durare moltissimo, anche se era mediamente meno lunga di oggi, e si poteva beneficiare anche della saggezza dei vecchi (peraltro più o meno 50enni); oggi con tutta la tecnologia di cui disponiamo e per quanto la vita si sia allungata, sembra trascorrere in un nanosecondo, e, a quanto pare, è dibattuto se non sia d’uopo un’altra o altre vite ancora.
D’altronde non può, certo, affermarsi che solo “la vita che merita” va ripetuta, perché chi lo decide? A parte la soggettività del giudizio, in questo caso particolarmente accentuata, vite apparentemente splendide non lo sono in realtà, e vite che, si direbbe, non valgono un centesimo bucato, sono, per chi le vive, il non plus ultra.
E chi nasce storpio (in senso globale) o è incidentato o deviato? Nella vita successiva nascerebbe “sano”? Credo di sì, non si riesce ad accettare nemmeno come meramente astratto l’infame destino di essere “storpio” per l’eternità. Ma in un mondo di “sani” è facile immaginare un grande exploit dell’eutanasia che (se pur da rispettare concettualmente in alcuni casi, anche nell’attualità) finirebbe con l’essere banalizzata, usata come oggi l’aspirina o lo sciroppo per la tosse. Ciò si tradurrebbe, in concreto, nella banalizzazione della vita stessa. Più vite allora che non valgono nulla; sarebbe meglio, questo, di una sola vita che vale tantissimo?
E quelli nuovi? Quelli che vivono per la prima volta? In un Mondo superaffollato, sarebbero sovrastati e schiacciati dai “mostri”, coloro che, avendo già vissuto altre vite, si farebbero forti della loro esperienza e la farebbero gravemente pesare.
Ma quel che più fa impressione è l’idea di quel che sarebbe la gioventù, di come sarebbe questa “nuova specie” di gioventù, proveniente da altre vite, giovani-vecchi, senza la tipica inesperienza, baldanza, enfasi, genuinità dei giovani, come noi conosciamo. Ma già in quelli che vivono la loro prima vita, ben sapendo che poi ce ne sarà un’altra o altre, nulla sarà sacro e importante, perché poi si ripeteranno esperienze, tentativi ideali e così via, quindi tedio, sufficienza, inconsistenza.
Chi muore debitore, sarà ancora tale allorché rinascerà o, nel frattempo, il debito si sarà prescritto?
Eccetera… eccetera… eccetera… ci si potrebbe cimentare all’infinito nella ricerca di nuovi scenari su vite ripetute. Ma sarebbe, appunto, un gioco, la realtà, quella concreta e quella dello spirito, dell’immaginazione, è un’altra cosa, secondo me, e investita di tutt’altro rispetto.

A questo punto io dico: e se provassimo a tenerci ben stretta questa nostra unica vita e a viverla bene, vivere bene lo splendore di questa unicità, e spenderla bene anche verso gli altri?

martedì 13 luglio 2010

www.ilparlamentare.it

- IL REGIME ITALIANO

- QUANTI OCCIDENTI E QUANTI ORIENTI CI SONO?

QUOTAZIONI

QUOTAZIONI

Daniele Nicolosi, 28enne, in arte BROS (che ci invidierebbero Americani, Francesi ecc.) in Italia viene rinviato a giudizio per la sua arte murale (po’ dice che crea un po’ di malumore ai giudici sentirsi dire che la Giustizia Italiana sta al 140mo posto nel Mondo).
Viene poi assolto (prescrizione + mancanza di querela. I giudici non c’entrano niente). Notorietà ingigantita, maggiore attenzione, le sue quotazioni, sui mercati d’arte, volano alle stelle.
De Corato, che non credo sia un grande intenditore d’arte ( Sgarbi, in genere non tenero ma molto qualificato, definisce BROS il nuovo Giotto), però si esprime d’autorità su di essa, dal momento che vuole contrastare l’attività del predetto autore, con la complicità di quegli stessi Giudici che, dalla sua corrente politica di riferimento, vengono accusati di essere strumentalizzati in altri casi giudiziari (mentre quando vengono strumentalizzati, o si tenta di farlo, per le battaglie “sacrosante” per definizione, in quanto appartenenti alla classe politica di cui sopra, va tutto bene), non sa che bisogna sporgere querela in questi casi (Ufficio legale probabilmente composto da cugini e nipoti); allora quotazione –1000 ; ma alle prossime elezioni sarà ugualmente votato, anzi di più.
A ‘sto punto che quotazione vogliamo dare al popolo italiano? ZERO.
Chi sa per quale strana associazione d’idee mi viene in mente Sarko’ (forse perché l’ho visto in TV nello stesso TG). Lui ha comunque quotazione + 1000. Ha ragione, la Francia non è un Paese corrotto (per diplomazia, credo, non ha aggiunto… a differenza di…) anche se la madame ha sganciato gli sghei (a confronto di come vanno le cose da noi…). E il popolo francese? Mah… qui mi lascio un po’ prendere dallo sciovinismo e dico: W L’Italia!

lunedì 12 luglio 2010

INTERTEMPO

Ho la sensazione di aver vissuto una vita lunghissima trascorsa in pochissimo tempo.
Se guardo all'esterno, agli altri, al mondo che mi circonda, tutto sembra defluire da tempo immemorabile; persone decedute che io ricordo ancora giovani, persone in vita che per tutto il tempo trascorso, ci sovrastano, ci danno l'impressione di essere ancora ragazzi e che, quindi, il tempo scorra lentissimo. Situazioni risalenti a qualche anno fa che sembrano riportarci secoli indietro, e così via.
Ma se mi volto indietro a guardare, prendere in considerazione solo la mia vita, svincolata dal resto che la circonda, sembra che tutto sia accaduto in un istante. Tutti i miei ricordi, tutte le cose fatte, le cose belle e le stronzate, quelle non mancano mai, mischiate in una frazione di secondo.
Io ora sono quello che ha vissuto i suoi lunghi anni, 66 per la precisione, nell'attimo fuggente irrecuperabile che racchiude tutta una vita.
E' molto strano tutto questo. E' da rifletterci sopra ed approfondire.

sabato 10 luglio 2010

MARO'

E che faticata pe' contrasta' i capricci d'u premier ad ogni legislatura!
E 'na vota 'a legge-bavaglio, 'na vota 'a legge ad personam, e 'a legge-salvaculo, 'a legge salvazoccole in parlamento, 'a legge salva pedofili nel clero e via farneticando! Nun se ne po' cchiu'. Alla fine arrivammo tutti stanchi e spumpati, oppositori e uomini del "fare"; nuje e isso. Addo' 'o truvammo cchiu' 'o tiempo 'e fa 'asci' l'Italia d'a crisi e farla crescere?
Tremonti pensaci tu!
Cmq tenimmacello, meglio isso che il nulla.
E poi c'è un motivo umanitario per appoggiare il Governo del presidente operaio for ever; un motivo in più.
Si cade 'o "capo", che fine fanno gli attuali ministri, ministrucoli, tagliacarte e così via? A parte Tremonti e La Russa che continueranno a fare, come sempre, rispettivamente il commercialista e l'avvocato, gli altri?
'A Gelmini, 'a Carfagna, 'a Prestigiacomo, Angelino Alfano, Cicchitto, Buonaiuti, e via sgomitando, che faranno? Apriranno un'agenzia matrimoniale, una scuola di ballo, un asilo infantile? Boh? Nun 'e putimmo abbandona' accussi' 'sti bravi guagliuni, jà! Come ministri s'amacchiano. Ma se cominciano a lavora' sul serio?
Ma al di là di tutto io sono ottimista come il nostro premier. Nun se farà niente, nun cambierà niente e alla fine nessuno si ricorderà più di niente.
Così siamo fatti e nun ce sta niente 'a fa'. Gli unici che l'hanno capito so' Alberto Sordi, Carlo Verdone e Bruno Vespa.

martedì 6 luglio 2010

EUREKA!

Finalmente ho capito com’è che siamo arrivati ad essere classificati al 70mo posto nel Mondo per libertà e qualità dell’informazione.
Il nostro premier, altri personaggi della leadership e i vari seguiti (ma ho forti sospetti che la faccenda riguardi, o almeno abbia riguardato in passato, anche altri premier, esponenti politici e nutriti gruppi di accompagnatori italiani) sono sistematicamente ridicolizzati quando vanno all’Estero, per il loro velleitarismo e dilettantismo, e criticati per gli enormi sprechi (il famoso video, risalente a qualche anno fa, della schermaglia Schulz/Berlusconi al Consiglio Europeo, facilmente reperibile su facebook ed altri blog, docet, ma non solo; voci varie sono acquisibili un po’ dovunque a colabrodo).
Ora, per carità, nessun pregiudizio, magari la situazione è più disdicevole per i ridicolizzatori che non per i ridicolizzati, ma fatto sta che nessun riferimento è riportato dai mass media italiani, silenzio assoluto, a parte i commenti inquadrabili nell’area dei giornalisti che si possono definire "di regime", i quali, al contrario, esaltano le performance dei nostri esponenti all’Estero e le propongono e propagandano come eventi di successo dell’Italia come sistema-Paese.
In tal modo, ogni volta che ciò è accaduto (spesso; probabilmente molto più spesso di quanto non si immagini), siamo retrocessi di qualche punto, fino a scivolare al 70mo posto.

Anche qui, come si fa ad uscirne?
Ognuno dovrà fare la sua parte, ovviamente.
Per quanto riguarda i giornalisti, ai quali più direttamente mi rivolgo trovando per me più congeniale, al momento, questo polo dialettico, io credo che bisognerà molto lavorare sul coraggio.
Se “tutti” o almeno la maggior parte avranno coraggio sarà più difficile sconfiggere e magari uccidere gli isolati avamposti.
Il giornalista, secondo me, deve indagare, tirare fuori il succo della notizia e proporla senza tema di far dispiacere nessuno.
La perdita del posto di lavoro? La necessità di mantenere la famiglia? Si capisce bene che se questi sono i parametri sulla base dei quali viene svolto il lavoro, il futuro è triste.
E’ vero che non bisogna neanche essere utopistici;
però possiamo noi negare che se ci fosse un’etica giornalistica consolidata e diffusa nel senso indicato, sarebbero molto meno i pericoli correlati agli interrogativi proposti?
Perdere il lavoro e perché se chi subentra ha, quantomeno prevalentemente, la stessa forma mentis? Perdere il lavoro, allora, solo a favore di chi? Dei lecca… piedi. Ma quanto può durare?
Lo stesso discorso vale per la famiglia. Anzi altri giornalisti, secondo me, sarebbero disposti a sacrificarsi, a tassarsi per aiutare chi si trovasse in difficoltà per ingiustizie subite. E’ già accaduto altre volte, e accade attualmente, anche in altri ambiti (Forze dell’Ordine, sindacalisti ecc.) quindi nulla di idealistico.
Certo starsene tranquilli a godersi lo stipendio (non vedo, non sento, non parlo come le tre scimmiette insegnano) è più comodo e tranquillo. Allora il 70mo posto è da considerare già una medaglia.
Presto, temo, dovremo schiodarci e precipitare ancora, raggiungendo la Giustizia al 140mo posto. Oltretutto sarebbe più omogeneo. Magari è il fondo quello (anche se… mai dire mai) e dal fondo non si può che risalire.