Rumore di passi nei giardini imperiali.

E' l'ultimo libro pubblicato da Alberto Liguoro
Genere: Fantascienza

"..in un tempo indefinito e in luoghi indefiniti, in una nuova dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, alcuni uomini e donne vivono una nuova Odissea."


venerdì 14 maggio 2010

POETI E POESIE

Eh sì... la poesia salverà il mondo... è un'aspirazione, un augurio. Io ci credo, credo che alla fine sarà così e mi ci butto dentro con tutta l'anima, allo sbaraglio, ma...
CHI SONO I POETI?
Do per scontato che nella definizione classica del termine possiamo ricomprendere tutti gli artisti, i pittori, gli scultori,gli scrittori in genere, i fotografi d'arte ecc., tenendo ben presente che anche il concetto d'arte è ormai fuori dagli schemi settoriali, dalle classificazioni e ristrettezze di un tempo, come dimostra, ad esempio, l'arte performativa, dove ci sono stati artisti che hanno fatto delle proprie disavventure giudiziarie una performance artistica, o del proprio corpo, e così via.
Ma... non è forse poesia alzarsi presto la mattina e accompagnare i figli a scuola? Per un giornalista fare un'inchiesta sui potenti per affermare la libertà dell'informazione a costo di correre seri rischi personali? Per un qualsiasi lavoratore, raggiungere da lontane periferie, nella nebbia mattutina, con la bicicletta la più vicina fermata della metropolitana, e così arrivare in orario sul posto di lavoro? Raggiungere fine mese con la paga di cui si dispone in un sistema socio-politico cannibalistico? E... si sprecano gli esempi.

In definitiva, secondo me l'uomo è poeta in quanto tale.
Tutti gli uomini sono poeti - o qualcuno preferirebbe dire "santi", o qualcuno preferirebbe dire "innamorati", o altro.
Poi che cosa accade? Come avviene per la santità, o per l'amore, l'uomo può esaltare la poesia o mortificarla, o ucciderla. E anche qui gli esempi si sprecano.
Questo dono del destino o di Dio, la poesia (come la santità o l'amore)che originariamente è di tutti, può dall'uomo essere portato fino alla commozione e al sacrificio, o viceversa calpestato, brutalizzato, annientato.
E' il seme che cade su tutta la terra, poi sulle rocce deperisce, sul mare diventa fradicio, sulla buona mollica diventa fiore, albero, selva.
Non c'è cosa più ridicola secondo me di dire (e ho sentito dire) io faccio il poeta come se fosse un mestiere. Se lo fosse, potrebbe permetterselo solo chi ha la tasca e la pancia piena e, diciamocelo francamente, se ne fotte del Mondo intero. Già questo... che cosa ha a che vedere con la poesia? E' meno poeta l'impiegato di banca che certo non ama il grigiore, ma si sobbarca al grigiore, se ne fa croce (mentre gli altri "fanno i poeti") per sbarcare il lunario, per badare alla famiglia? E' meno poeta il bravo tecnico chimico, informatico, o che cavolo... che, dopo aver risolto un problema grave, che avrebbe forse messo in ginocchio decine, centinaia di persone, se ne sta nell'ombra a guardare, a sbocconcellare un panino (mentre gli altri "fanno i poeti"), eccetera, eccetera, eccetera?
I tempi cambiano; oggi c'è più tecnologia, più aggressività, più inquinamento. Che cosa ha guadagnato l'uomo? Sì ha guadagnato certo qualcosa. Ma che cosa ha perso? Ha perso probabilmente molto della sua natura, della sua poesia.
Ed eccoci alla POESIA.
Vale qui lo stesso discorso.
Quante poesie, nel senso ortodosso del termine, non lo sono affatto; sono banali sentimentalismi o enfatizzazioni, tutt'al più semplici esercitazioni metriche?
E quante poesie si vedono, invece, durante la giornata, sui volti della gente, nei sorrisi dei bambini e... perché no... sul culo delle donne (lo dice anche Gaber).
Ma, come si è detto, così come vive e si esalta, la poesia muore.
Spesso, molto più spesso di una volta, oggi la poesia muore.
E qui ritorniamo ai poeti e alle poesie.
Ho scritto una volta qualcosa come ci sono in giro solo cavalieri senza cavallo e poeti senza poesie. E lo confermo, è vero.
A parte i massacratori di poeti e poesie, coloro che invece conservano e coltivano il dono della poesia hanno spazi stretti e risicati per esprimersi, e, via via, hanno sempre meno spazi, ma hanno sempre dentro di sé la poesia, così come ha dentro di sé i cavalli il cavaliere, come in quel film aveva dentro di se la jungla, Mowgli.
CONCLUSIONE: Ecco perché può fondatamente dirsi che c'è poca poesia oggi in giro, e c'è sempre meno poesia nel Mondo.
Ora la domanda (senza risposta) è questa:
QUEL POCO DI POESIA CHE CI RESTA RIUSCIRA' A CAPOVOLGERE LA SITUAZIONE E SALVARE IL MONDO?

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